Vi è mai capitato, camminando per le vie di Roma, di incrociare lo sguardo con un
edificio abbandonato, lo scheletro di un palazzo o un terreno recintato in modo
approssimativo? Sebbene la domanda possa sembrare banale, essa nasconde un problema
di fondo. Ho chiesto a molti amici e conoscenti se avessero mai notato quei palazzi o quei
terreni abbandonati, e la risposta è stata quasi sempre negativa: non ci avevano fatto caso.
Questo suggerisce che le persone tendano a non accorgersi più di elementi di degrado
urbano presenti nel paesaggio che vivono quotidianamente, forse perché la loro costante
presenza li rende invisibili.
Questo disinteresse verso il fenomeno dell’abbandono edilizio è allarmante, perché
contribuisce a mantenerlo inesplorato e privo di un’analisi scientifica che ne spieghi le cause
e il continuo peggioramento, soprattutto a Roma e, più in generale, in Italia. Secondo un
censimento dell’ISTAT e del CESCAT, infatti, il 6% del patrimonio immobiliare italiano è in
totale rovina, con circa due milioni di abitazioni abbandonate. Inoltre, i centri industriali
dismessi occupano il 3% del territorio nazionale. Questi dati evidenziano l’entità del
problema, spesso ignorato.
A Roma, non esistono dati ufficiali che quantifichino il numero di edifici abbandonati o
dismessi. Tuttavia, una semplice ricerca tra le cronache locali permette di intuire che il
fenomeno è rilevante. Gli spazi abbandonati sono numerosi, forse troppi. Il giornale online
“Diario Romano” svolge da oltre nove anni un lavoro importante, denunciando
periodicamente lo stato di abbandono di edifici nella capitale. Questo sforzo ha creato una
preziosa banca dati che potrebbe essere utilizzata come punto di partenza per analizzare in
modo più approfondito il fenomeno.
Le cause dell’abbandono edilizio possono essere ricondotte principalmente a due fattori. Il
primo è rappresentato dalle amministrazioni locali, spesso incapaci di pianificare
un’urbanistica chiara ed efficace. Queste dovrebbero fornire indirizzi specifici alle imprese
private, bilanciando il diritto di impresa con la necessità di costruire in modo responsabile e
coerente con le politiche regionali o cittadine. Il secondo fattore riguarda i privati proprietari
di terreni o edifici: essi non sono legalmente obbligati a utilizzare attivamente o mantenere
in buono stato le proprietà, limitandosi a pagarne le tasse. Questo porta molte aree a
rimanere inutilizzate e prive di manutenzione.
Una delle conseguenze più evidenti dell’abbandono edilizio è l’aumento della criminalità. A
questo proposito, può essere utile citare la “teoria delle finestre rotte”, formulata dagli
studiosi James Q. Wilson e George L. Kelling nel 1986. Secondo questa teoria, il degrado
urbano e la criminalità sono strettamente correlati: se una finestra rotta non viene riparata,
ciò segnala una mancanza di cura e attenzione, incoraggiando ulteriori atti di vandalismo e
piccoli crimini. Questo processo degenerativo può condurre a reati più gravi nel tempo.
Guardando ai dati sulla criminalità di Roma, non sorprende che la città occupi il secondo
posto nella classifica nazionale per tasso di reati. È legittimo chiedersi se questa posizione
sia in parte attribuibile all’aumento del degrado urbano e dell’abbandono edilizio.
Personalmente, sono convinto che esista una connessione diretta: l’espansione di spazi
abbandonati contribuisce a una progressiva perdita di sicurezza nelle strade romane.
L’esempio più eclatante, che sarà approfondito in articoli successivi, riguarda la quantità di
edifici abbandonati nel quartiere San Paolo e, più in generale, all’interno del Municipio VIII.
In via Ostiense 333 si trova un’intera palazzina che da oltre dieci anni versa in uno stato di
completo degrado e abbandono. A soli 400 metri di distanza, in via Tarso 35, è presente un
secondo stabile che si trova nelle stesse condizioni.
Altri esempi significativi includono i mercati generali della Garbatella, l’ex albergo
soprannominato dalla stampa locale “il bidet” e l’area dell’ex Fiera di Roma. Questi luoghi,
tutti situati a breve distanza l’uno dall’altro, rappresentano in modo emblematico il
fenomeno descritto finora.
L’obiettivo di questo articolo è avviare una serie di inchieste dedicate ai luoghi citati,
evidenziandone la storia, le cause dello stato di abbandono e dimostrando come la loro
presenza contribuisca al progressivo degrado del Municipio VIII.
Data articolo: dicembre 2024


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