di Simone Guglielmi.
Claudia costruiva castelli di sabbia solo al tramonto.
Il mare, davanti a lei, sembrava uno specchio capace di riflettere tutto ciò che sentiva dentro.
Quando era arrabbiata, le onde diventavano mostri in burrasca, urlavano la loro furia contro gli scogli.
Nei giorni sereni, invece, il mare era una carezza silenziosa, il suo respiro appena percettibile.
Marco era diverso.
Amava l’equilibrio, la compostezza. Giocava a pallone scalzo, andava in bicicletta.
E quando le cose si facevano troppo complicate, semplicemente… se ne tirava fuori.
Ma Claudia no. Claudia era una complicazione che, per lui, risultava semplice.
Una ragazza con cui leggere, parlare, pedalare insieme.
Fare quelle cose che, da soli, sembrano leggere,
ma che in due — anche se sembrano più complesse — diventano ancora più leggere.
Si cominciarono a trovare in spiaggia, Claudia e Marco.
Lei in riva, intenta a costruire castelli mentre sognava un posto lontano.
Lui arrivava sempre allo stesso modo: in bicicletta, con quel sorriso a trentadue denti
di chi è ancora piccolo, ma stranamente ne è consapevole.
E proprio per questo, se lo godeva.
Marco arrivava sempre allo stesso orario,
con le ginocchia sbucciate e il gelato quasi sciolto.
Era un tipo semplice, ma non disdegnava fare due cose alla volta.
Non parlavano molto, ma a modo loro si capivano.
L’attrazione a dieci anni non si dice, si pratica.
Sta nel sedersi vicino, anche se ci sono miliardi di posti liberi altrove.
E sta, alcune volte, nel costruire castelli assieme. Castelli di sabbia.
Non abitati, certo, da nessuno.
È amore senza scopo.
Claudia aveva un dono: il potere di influenzare le maree con il suo umore.
Una lingua segreta, silenziosa, che solo il mare sembrava capire.
Marco, però, non amava le onde.
Marco amava la semplicità.
E le onde di semplice non hanno proprio nulla.
Ma con Claudia non servivano parole.
Bastava esserci.
E così le giornate si susseguivano tra silenzi pieni, risate improvvise,
mani sporche di sabbia, e il sole che calava sempre troppo presto.
Un giorno Marco suggerì di non costruire un castello “facciamo Una montagna. Per vedere il mondo da sopra”,disse lui . La costruirono senza parlare, mentre il sole scendeva. Quando fu abbastanza alta, ci misero sopra una foglia. ‘Questa è la nostra vetta. Qui il mare non comanda più.’
Lì comandavano loro , bambini di dieci anni padroni per la prima volte del mondo.
Fecero tante bolle di sapone quella notte , per festeggiare la loro salita al trono.
Ma Dopo quel evento come succede con le estati vere,
la bolla scoppiò.
Le vacanze finirono — senza drammi, tutti tornarono al loro mondo.
Un bacio sulla guancia sancì quel tenero amore giovanile.
Marco tornò al suo posto.
E Claudia rimase a guardare le onde a poco a poco smettere di essere arrabbiate.
Fu nervosa, nei giorni successivi,
ma la marea non rispondeva più al suo comando:
non urlava più agli scogli con cattiveria.
D’un tratto, tutto prese il suo posto.
Con semplicità.
Le estati finiscono,
il vento non grida.
E Claudia tornò Claudia.
E il mare tornò il mare.

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